Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB)

Posted by   Andrea Dati
14-03-2020
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Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB)

Se siete uomini e avete più di 50 anni probabilmente avete già sentito di parlare di PSA, anzi i più scrupolosi lo avranno anche già controllato. Il PSA, o Prostate Specific Antigen (antigene prostatico specifico) è una proteina prodotta dalle cellule della prostata. Piccole concentrazioni di antigene prostatico sono normalmente presenti nel siero di tutti gli uomini e per misurare questo valore basta un semplice prelievo di sangue. Valori troppo alti di PSA indicano un problema alla prostata, problema che può essere anche serio, come un tumore, ma che nella maggior parte dei casi è alla base di un problema meno grave, ma comunque piuttosto fastidioso: l'ipertrofia prostatica benigna o IPB.

L'ipertrofia prostatica è sicuramente la patologia prostatica più diffusa, e colpisce soprattutto i soggetti di età compresa tra i 50 e i 60 anni.


Con l'età, infatti, la parte centrale della prostata tende ad ingrossarsi, in risposta alla stimolazione ormonale che cambia gradualmente, fino a risultare completamente alterata. Poiché questa ghiandola circonda l'uretra, il suo rigonfiamento rischia di occludere questo condotto e ciò spiega tutta la sintomatologia dell’ipertrofia prostatica.

Come già accennato sopra, il principale sintomo dell'ipertrofia prostatica è la diminuzione del calibro e del getto urinario, spesso associato anche a difficoltà nell'iniziare la minzione. Altri sintomi potrebbero essere: bisogno di urinare più spesso del normale, nicturia (bisogno di urinare di notte), urgenza minzionale (bisogno urgente di urinare, a volte con perdita involontaria di qualche goccia di liquido), minzione "intermittente" (a più tempi), sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica, difficoltà a iniziare la minzione (nonostante la presenza di un forte stimolo), gocciolamento post-minzionale (dopo aver urinato, il paziente nota la fuoriuscita di alcune gocce di urina).
Nei casi più gravi può insorgere anche la completa incapacità a urinare (ritenzione urinaria), tanto da rendere necessario il riscorso al catetere per lo svuotamento.

Anche se nei casi più gravi si ricorre anche all’intervento chirurgico, il trattamento dell'IPB è prevalente di tipo farmacologico, e ha come bersaglio principale proprio la cascata di reazioni che sta alla base di quella stimolazione ormonale di cui parlavamo prima.

Nello specifico una delle classi di farmaci più usate inibisce un enzima, la 5-alfa-reduttasi, coinvolto in queste reazioni.

Non sempre però è necessario arrivare ai farmaci veri e propri per contenere questo problema. Si è scoperto, infatti, che una pianta, o meglio una palma, la Serenoa Repens, produce dei fitosteroli in grado di inibire lo stesso enzima.

L’estratto di Serenoa inoltre si è dimostrato in grado di agire anche ad un altro livello di questa stimolazione eccessiva, essendo in grado di bloccare l’interazione del prodotto della reazione innescata dall’enzima 5-alfa-reduttasi, ovvero il diidrotestosterone, con il suo recettore.

È stata individuata anche una quantità di estratto da assumere quotidianamente, pari a 320mg, per ottenere questo effetto. Assumendo questo prodotto si riesce ad ottenere un buon miglioramento della sintomatologia di questa patologia, riducendo per altro al minimo gli effetti collaterali.

Oltre alla Serenoa esistono altri estratti vegetali che sembrano avere un effetto benefico nell'ipertrofia, come il Pigeo africano e i semi di zucca.

Uno studio*, pubblicato sul British Jurnal of Urology International, però ha acceso un interessante riflettore sul sinergismo tra Serenoa Repens e Ortica.

Questo studio multicentrico, randomizzato in doppio cieco, ha coinvolto 543 pazienti con IPB in stadio precoce, comparando il trattamento con un farmaco classico per il trattamento dell’ipertrofia prostatica, la Finasteride, con un’associazione di Serenoa ed Ortica.

Dopo 24 settimane di trattamento i benefici ottenuti in termini di miglioramento dell'IPSS, un questionario standard che valuta i disturbi urinari legati all’ingrossamento della prostata, e del flusso massimo urinario, non presentavano differenze statisticamente significative, mentre maggiore era l'incidenza di effetti avversi nel gruppo trattato con Finasteride.

I meccanismi d'azione proposti per spiegare gli effetti positivi dell’ortica nel trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna sono diversi.

Si va dall’inibizione del legame delle SHBG (proteine che trasportano gli ormoni sessuali) ai recettori solubilizzati di tessuto prostatico (questa azione sarebbe di particolare beneficio per limitare la crescita del tessuto prostatico indotta dagli androgeni ed in particolare dal diidrotestosterone), all’inibizione di un altro enzima, l'aromatasi prostatica (tale effetto, aumentato dall'aggiunta di un estratto di Serenoa repens, diminuisce la conversione del testosterone in estrogeni, riequilibrando il rapporto androgeni/estrogeni)

Anche se, come spesso accade, non sono stati individuati con certezza i meccanismi che sono alla base di questi effetti, il consiglio di prodotti a base di Serenoa e Ortica, è entrato nella pratica clinica comune, e anzi si può considerare il primo approccio al trattamento dell’IPB.

Resta comunque il fatto che individuare la patologia a uno stadio precoce è fondamentale per evitare complicazioni, ed è quindi sempre importante fare periodici screening di controllo, soprattutto quando, come in questo caso, basa una semplice analisi del sangue.

* Sökeland J. Combined sabal and urtica extract compared with finasteride in men with benign prostatic hyperplasia: analysis of prostate volume and therapeutic outcome. BJU Int 2000; 86(4):439-442.


Dr. Sebastiano Iannacchione

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